La mostra, curata da Gloria Moure Cao, presenterà una serie di 19 opere, alcune di grandi dimensioni, provenienti dalla sua collezione personale e da collezioni pubbliche e private quali il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e la Fundacion la Caixa di Barcellona, in grado di ripercorrere la produzione recente di Cristina Iglesias, dalla fine degli anni '80, cui appartengono lavori come soffitti pendenti, abitazioni e padiglioni sospesi, ai giorni nostri, con opere che saranno prodotte appositamente per questa occasione.
Lo scopo è quello di creare un enorme labirinto, capace di generare un’esperienza di magia vitale in cui s’incontrano l’acqua, la terra, la luce, l’architettura dei chiostri, i cunicoli dei giardini di bronzo fatti di vegetali solidificati e resi eterni, piante vive, ombre gettate da superfici di alabastro, trasparenze di vetri colorati e altro ancora.
L’esposizione guiderà lo spettatore in un viaggio nella scultura e negli spazi creati da Cristina Iglesias, e al tempo stesso lo condurrà verso una riflessione sulla plastica realizzata dagli artisti della generazione della decade 1980-1990.
Nella sua opera, l’artista spagnola unisce l’interesse per la forma, l’oggetto e i materiali ereditato dalla storia della scultura, da quella tradizionale all’Arte Povera, con le sue profonde radici di tradizione barocca, nella quale svanisce il limite tra illusione e realtà.
La Fondazione Arnaldo Pomodoro offre uno spazio inusuale per un artista che lavora con gli elementi architettonici, con una percezione deformata e con ombre proiettate sopra lo spettatore, il quale viene coinvolto nel linguaggio di un testo che non è fatto per essere letto ma per essere attraversato dal corpo e vissuto con emozione.
Nel suo lavoro, Cristina Iglesias utilizza combinazioni di materiale come il ferro, cemento, vetro, resina, fotografia e serigrafia. Alcuni dei suoi recenti progetti in luoghi pubblici sono installati a Barcellona nel Centro Congressi dove ha realizzato un ‘soffitto appeso’; una piscina specchiante al Royal Museum of Fine Arts, Anversa; in ultimo il nuovo ingresso del Museo Prado a Madrid, in collaborazione con l’architetto Rafael Moneo (2006-07).











