Giò Pomodoro
Studi per “bandiere”, 1963
tempera e china su carta, 40 × 47 cm

Scrive Giò Pomodoro: “Disegnare sculture è vivere una condizione germinale che prevede o segue la loro costruzione. Si disegna in libertà, all’inizio, quando ciò che viene evocato è immateriale e vago ma premente dal nostro interno. Lo sbocco successivo e necessario è quella della presa di contatto con le materie che formeranno l’opera. Subito dopo il disegno si farà costruttivo e in vario modo. A volte il disegno costruttivo sarà fatto direttamente sulle facce tagliate del blocco di pietra per poi passare al taglio diretto della pietra, da fuori verso l’interno del blocco, che è come continuare a disegnare scavando. Oppure si possono disegnare le strutture portanti che reggono i bordi perimetrali delle superfici in tensione. Scolpire è un po’ un disegnare materiale, nello spazio tridimensionale, continuamente. È un disegnare diverso da quello del pittore e più prossimo a quello di un architetto. Tuttavia il disegno non è mai l’opera, che è molto più complessa del suo disegno. La distanza temporale e spaziale che separa il disegno dalla scultura finita è molto grande, così come quella emozionale. Mai, comunque, tralascio di disegnare, da sempre”.

da: Giò Pomodoro. 1930-2002. Un omaggio della Fondazione Ragghianti, catalogo della mostra, a cura di V. Fagone, Lucca, Fondazione Ragghianti, 2003, p. 34

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