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Arnaldo Pomodoro
Foglio n.1/A, 1966
bronzo, 80 × 45 × 42 cm circa

L’idea portante dei miei Fogli del 1966, che successivamente ho ripreso nella serie dei Papiri, è la pagina scritta, il foglio ingrandito e dilatato, con tutte le connesse significazioni culturali che ha in sé il racconto, il pensiero, la storia, l’esperienza da tramandare e allude alle forme della moderna comunicazione. Momento simbolico di una sorta di memoria antropologica, ove il culturale convive col naturale e il tecnologico affianca l’elemento arcaico.
Ha scritto Stefano Agosti nel 1987, presentando la mia personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, “Per i Fogli e i Papiri, l’indecidibilità di esterno/interno, o di diritto/rovescio, si marca attraverso l’incorporazione, lungo le due facce dell’oggetto, dello spazio circostante, ottenuta tramite l’uso della superficie ondulata. Siamo qui, probabilmente, al punto-limite dell’operazione decostruttiva perseguita da Arnaldo Pomodoro, ove l’indecidibilità delle categorie elementari che determinano, normalmente, i fatti di strutturazione spaziale delle forme si inscrive nella loro stessa globalità e, se vogliamo, integrità.”

Arnaldo Pomodoro, 2007

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a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Flaminio Gualdoni
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