Arnaldo Pomodoro
La Colonna del viaggiatore, 1960, I, 1960
bronzo, 300 × 120 × 28 cm

Come l’artista stesso ha ricordato: “Ho cominciato a capire dunque che la mia via era muovere la superficie, convessa e concava, con una mia lista di segni. Mi ricordo che Guido Ballo li definì ‘tagli di infinito’. Il primo passo successivo viene dal fatto che non era tutta scritta la superficie, bensì c’erano i giochi già fra lo spazio liscio e quello inciso”. La Colonna del viaggiatore del 1960 ne rappresenta una straordinaria evoluzione, che riassume tutti gli elementi e le indagini precedenti. Le parti più drammatiche – quasi aperture telluriche e crepacci nella materia che si inarca e si rivela – emergono da una scrittura di nervi e tendini mai calligrafica o ridondante, ma sempre in tensione. È come se l’artista esercitasse nello splendore della materia bronzea l’occhio dello speleologo, rivelando tutta una parte nascosta, che sta sotto la pelle: un’anatomia di territorio antico e futuro. Il bassorilievo assume qui in modo significativo la forma della stele, che comprende gli elementi del fondo, dell’aggetto, del segno-materia, l’idea del sedimento e dello scorrere del tempo.

da: L. M. Barbero, Arnaldo Pomodoro. Una tensione discordante, in Arnaldo Pomodoro. 1955-65, catalogo della mostra, a cura di L. M. Barbero, Firenze, Forma edizioni, 2019, pp. 31-33

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