Marino Marini
Guerriero, 1958-1959
bronzo, 71 × 124 × 74 cm

Fra i protagonisti della scultura europea del Novecento, Marini ha operato in un’epoca di ritorni all’ordine e riprese della tradizione classica, soprattutto nell’ambito della scultura. La sua sintesi dei volumi rasenta però l’avvicinamento a formule astratte, lascia emergere una tensione a creare volumi puri che non si conciliano né con la narratività né col metafisico distacco di molti suoi contemporanei, e che inoltre attestano una forte componente drammatica. Negli anni Cinquanta la tensione a definire volumi puri si accentua, e anche se l’artista non si staccherà mai dalla figurazione, ne assottiglia di molto gli indici di riconoscibilità, come del resto succede in non pochi esemplari del ciclo “Cavallo e cavaliere”. Il Guerriero in collezione rientra in questi casi: tutta sviluppata in orizzontale, mentre ci spetterebbe una figura verticale, la sua struttura rimanda a una figura di animale ritto su due zampe con spessa coda biforcuta, ed è forse questo il guerriero del titolo, costruito con estrema libertà nella distribuzione dei volumi. Il bronzo qui sembra volersi mimetizzare con la pietra tanto sono evidenti le tracce della materia che rendono scabre le superfici, quasi lo sviluppo fino alle estreme conseguenze dell’arcaismo delle prime ricerche.

da: Fondazione Arnaldo Pomodoro. La Collezione permanente, catalogo della mostra, a cura di G. Verzotti, A. Vettese, Milano, Skira, 2007, p. 176

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