Sergio Dangelo
Piccola città, 1956
olio e tempera su tela, 39 × 49 cm

Fondatore, con Baj, del Movimento per l’arte Nucleare, Dangelo è sempre rimasto fedele ad una pittura astratta basata sulla germinazione di segni fortemente energetici. Si trattava, come ha scritto Francesca Alinovi, di distinguere la propria ricerca dal resto della compagine informale, soprattutto quella presa dalla gestualità soggettivizzante, di praticare invece una “dispersione atomica dell’Io nell’infinito del macrocosmo o del microcosmo”. Il richiamo a queste due dimensioni estreme fanno dell’opera un campo energetico staccato dalle affezioni del soggetto, come vediamo dall’opera in collezione, nell’assieparsi dei segni in una robusta struttura cromaticamente viva.

da: Fondazione Arnaldo Pomodoro. La Collezione permanente, catalogo della mostra, a cura di G. Verzotti, A. Vettese, Milano, Skira, 2007, p. 174

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